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Autofattura per professionisti: casi d'uso e best practice

Software esteri, pubblicità online, servizi da marketplace: i casi in cui anche una partita IVA individuale deve emettere autofatture, e come gestirli.

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Team Refattura

Redazione fiscale Refattura

Aggiornato il

In sintesi

Anche professionisti e freelance devono emettere autofatture elettroniche quando ricevono servizi da fornitori esteri soggetti a reverse charge: abbonamenti SaaS e cloud, pubblicità su piattaforme non residenti, commissioni di marketplace, consulenze dall'estero. Si usa il TipoDocumento TD17 con trasmissione al SdI entro il giorno 15 del mese successivo; per i forfettari l'IVA integrata va versata ed è un costo, non essendo detraibile.

Perché riguarda anche le partite IVA individuali

L'immaginario associa l'autofattura alle aziende strutturate, ma i numeri dicono altro: la partita IVA individuale media compra ogni mese più servizi esteri di quanti ne comprasse un'azienda di dieci persone quindici anni fa. Abbonamenti software, cloud, tool di intelligenza artificiale, advertising: quasi tutto è fatturato da entità non residenti.

Ognuna di quelle fatture, se rilevante IVA in Italia, richiede un'integrazione elettronica TD17 trasmessa al SdI.

I casi d'uso più frequenti

  • SaaS e cloud: gestionali, strumenti di design, hosting, servizi AI fatturati da entità UE (spesso irlandesi) o extra-UE.
  • Advertising: campagne su piattaforme social e motori di ricerca fatturate da soggetti non residenti.
  • Marketplace e commissioni: fee di piattaforme di vendita o intermediazione estere.
  • Consulenze e collaborazioni: prestazioni professionali ricevute da colleghi o studi esteri.

Attenzione all'entità che fattura: lo stesso brand può fatturare da entità diverse a seconda del servizio. Fa fede il soggetto indicato sulla fattura, non il marchio.

Ordinari e forfettari: la differenza che conta

Per chi è in regime ordinario l'integrazione è tipicamente neutrale: IVA a debito e a credito si compensano nella liquidazione, resta l'adempimento formale.

Per i forfettari la partita è diversa: l'IVA integrata va versata entro il 16 del mese successivo e non è detraibile. Ogni abbonamento estero costa quindi il 22% in più di quanto appare, un dettaglio da considerare già in fase di scelta dei fornitori.

Nel conto entrano anche gli strumenti che un professionista dà per scontati: LinkedIn (Premium, Sales Navigator, Recruiter e Ads sono tutti fatturati dall'Irlanda senza IVA), Adobe, Figma, Notion e le commissioni di Stripe. Ognuno vuole la sua autofattura, e l'elenco completo con le fonti ufficiali sta in autofattura per fornitore.

Best practice per chi lavora da solo

  1. Centralizza le fatture estere: una cartella o etichetta email dedicata, alimentata ogni volta che arriva una ricevuta.
  2. Fai il giro una volta al mese: elaborazione in blocco nei primi giorni del mese, tutto il mese precedente in una sessione.
  3. Automatizza la parte meccanica: con volumi anche piccoli (5-10 fatture al mese), strumenti come Refattura ripagano il costo eliminando trascrizioni, scelta dei codici e calcolo del cambio.

Il rischio maggiore per chi lavora da solo non è l'errore tecnico: è la dimenticanza. Un processo fisso e automatizzato vale più di qualsiasi promemoria.

Domande frequenti

Un freelance deve fare autofattura per gli abbonamenti software esteri?

Sì, se il fornitore è un soggetto estero e la prestazione è rilevante IVA in Italia: si emette autofattura TD17 con integrazione dell'IVA italiana e trasmissione al SdI. Vale per SaaS, hosting, tool di design, AI e simili.

Come funziona per i forfettari?

Il forfettario integra l'IVA sugli acquisti esteri in reverse charge e la versa entro il 16 del mese successivo: per lui è un costo effettivo, perché non ha diritto alla detrazione. L'adempimento elettronico resta comunque dovuto.

Le fatture di Google, Meta o OpenAI richiedono autofattura?

Se il servizio è fatturato da un'entità non residente (tipicamente irlandese o statunitense) a una partita IVA italiana, sì: è un servizio estero in reverse charge da integrare con TD17. Va verificata l'entità che emette la fattura, indicata sul documento.

Fonti

professionistiautonomiautofatturaTD17

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