In sintesi
Non per tutti serve l'autofattura, ed è l'errore più costoso di questo tema. Meta e OpenAI fatturano da entità irlandesi senza IVA: lì serve il TD17 entro il 15 del mese successivo. AWS invece fattura dalla succursale italiana dal 2018 e addebita IVA italiana, quindi emettere un'autofattura sarebbe una doppia imposizione. Google dipende dal prodotto: Workspace è fatturato da Google Cloud Italy al 22%, mentre Ads può arrivare dall'Irlanda o dall'Italia. Leggi l'intestazione della fattura, non dedurla dal marchio.
Il fornitore estero che non sembra estero
Google, Meta, AWS e OpenAI parlano italiano, accettano la tua carta italiana e ti mandano fatture in euro. Ma l'entità legale che emette il documento è quasi sempre estera: tipicamente una società irlandese per i servizi europei, o statunitense per altri prodotti. La regola pratica è una sola: verifica sempre l'entità indicata sulla fattura, perché può cambiare nel tempo, tra prodotti diversi dello stesso gruppo e perfino tra account.
Se il cedente è estero e tu hai partita IVA italiana, scatta il reverse charge: la fattura arriva senza IVA e sei tu a integrarla con un'autofattura TD17 da trasmettere al Sistema di Interscambio. Il meccanismo completo è spiegato nella guida agli acquisti esteri.
Ma attenzione, perché qui casca l'equivoco più costoso: non tutte queste piattaforme fatturano dall'estero. Diversi gruppi hanno aperto un'entità italiana e addebitano IVA al 22 per cento, e in quel caso l'operazione è interna e l'autofattura non va emessa. Emetterla comunque significa assolvere l'imposta una seconda volta su un documento che l'aveva già. La scheda aggiornata fornitore per fornitore, con la citazione dalla fonte ufficiale di ciascuno, sta in per quali fornitori serve l'autofattura.
Dove trovare le fatture, caso per caso
Google Ads e Google Cloud
Le fatture si scaricano dalla sezione di fatturazione dell'account (billing): per Google Ads dalla console pubblicitaria, per Google Cloud e Workspace dalle rispettive aree amministrative. I documenti sono mensili e riportano l'entità del gruppo che ha erogato il servizio: controllala a ogni fattura, senza dare per scontato che sia sempre la stessa.
Meta Ads
Per le campagne su Facebook e Instagram le ricevute si trovano nella sezione fatturazione del Business Manager. Attenzione al ritmo: Meta può emettere più documenti nello stesso mese, uno per ogni soglia di addebito raggiunta, e ognuno richiede la propria integrazione.
AWS
Amazon Web Services pubblica le fatture nella billing console dell'account, con un documento mensile per i servizi consumati. Chi usa più account o una organization può trovarsi diversi PDF da processare.
Qui però la regola è opposta a quella che ci si aspetta: dal 1° luglio 2018 gli account italiani sono fatturati dalla succursale italiana di AWS EMEA SARL, che addebita IVA italiana anche a chi ha comunicato la partita IVA. AWS dedica una domanda frequente proprio a spiegare perché non applica il reverse charge. Su quelle fatture l'autofattura non va emessa. Restano extra UE alcune porzioni di Amazon Chime e Amazon Connect, vendute da AMCS LLC, e gli acquisti su Marketplace da venditori non idonei EMEA: quelli sì la richiedono. Il dettaglio è in autofattura per AWS.
OpenAI e ChatGPT
Le fatture per API e abbonamenti ChatGPT si scaricano dalla sezione billing della piattaforma. Anche qui vale il controllo sull'entità emittente e sulla presenza della tua partita IVA nel profilo di fatturazione.
| Servizio | Chi fattura | Serve l'autofattura |
|---|---|---|
| Google Ads | Google Ireland oppure Google Italy | Dipende dall'entità in fattura |
| Google Workspace | Google Cloud Italy S.r.l. | No, IVA italiana al 22% |
| Meta Ads | Meta Platforms Ireland | Sì, TD17 |
| AWS | AWS EMEA SARL, succursale italiana | No, IVA italiana |
| OpenAI | OpenAI Ireland Limited | Sì, TD17 |
| Microsoft 365 e Azure | Microsoft Srl | No, dal 1° marzo 2024 |
Lo stesso controllo vale per gli altri fornitori che compaiono in quasi ogni prima nota: LinkedIn, Stripe, Adobe, Figma e Notion. L'elenco completo, con la citazione dalla fonte ufficiale di ciascuno, sta in autofattura per fornitore.
Le scadenze: quando trasmettere e quando versare
Il TD17 va trasmesso al Sistema di Interscambio entro il giorno 15 del mese successivo a quello di riferimento: la ricezione della fattura per i fornitori UE, l'effettuazione dell'operazione per gli extra UE. È il motivo per cui verificare l'entità emittente non è pignoleria: la stessa piattaforma può fatturare da un'entità irlandese per un prodotto e da una statunitense per un altro, e il riferimento temporale cambia di conseguenza.
L'IVA integrata confluisce nella liquidazione periodica per chi è in regime ordinario, mentre per i forfettari va versata entro il 16 del mese successivo. In entrambi i casi la disciplina del calendario è la stessa: le fatture di un mese si chiudono nei primi giorni del mese dopo.
La trappola dell'IVA irlandese addebitata per errore
Capita spesso: la fattura arriva con IVA irlandese (o di altro Paese UE) addebitata. Nove volte su dieci il motivo è che nel profilo di fatturazione manca la partita IVA italiana, e il fornitore ti tratta come un consumatore privato applicando l'imposta del proprio Paese.
Quell'IVA estera non è detraibile in Italia e la fattura non è nel formato corretto per il reverse charge. La soluzione è duplice: inserire subito la partita IVA nel profilo, così le fatture successive arrivano senza imposta, e richiedere dove possibile la rettifica dei documenti già emessi. Nel dubbio sul singolo caso, il confronto con il proprio consulente è la strada giusta.
Forfettari: l'IVA integrata è un costo
Chi è in regime forfettario non sfugge all'obbligo: integra l'IVA al 22 per cento e la versa entro il 16 del mese successivo. La differenza rispetto ai regimi ordinari è che quell'IVA non è detraibile: un abbonamento da 100 euro al mese costa in realtà 122 euro. Su più strumenti big tech la somma annuale diventa rilevante e va messa in conto quando si valuta un servizio estero rispetto a un'alternativa italiana.
Dal PDF all'autofattura in un minuto
Il problema pratico di queste fatture non è la difficoltà, è la ripetitività: ogni mese gli stessi fornitori, gli stessi importi simili, la stessa scadenza del giorno 15. Refattura è costruita esattamente per questo flusso: carichi i PDF scaricati dai portali, l'estrazione AI riconosce entità, importi e valuta, propone il TD17 e prepara l'XML; tu revisioni e invii, con il documento che arriva direttamente sul tuo gestionale grazie al collegamento con Fatture in Cloud.
Consiglio operativo: crea una routine mensile fissa. Primi giorni del mese: scarichi le fatture del mese precedente dai quattro portali, le carichi in blocco, revisioni e invii. Dieci minuti al mese e la scadenza del 15 smette di essere un pensiero.
Per il quadro normativo di fondo resta valida la guida al reverse charge IVA: le big tech non hanno regole speciali, sono solo il caso più frequente della regola generale.
Domande frequenti
Le fatture di Google, Meta, AWS e OpenAI richiedono tutte TD17?
No, ed è un equivoco diffuso. Serve il TD17 solo quando l'entità che fattura è estera e non addebita IVA: è il caso di Meta Platforms Ireland e di OpenAI Ireland. AWS fattura dalla propria succursale italiana con IVA italiana, e Google Workspace da Google Cloud Italy S.r.l. al 22%: in questi casi l'operazione è interna e l'autofattura non va emessa. Google Ads dipende da quale entità del gruppo emette il documento.
Perché la fattura di un servizio big tech riporta IVA irlandese?
Di solito perché nel profilo di fatturazione manca la partita IVA italiana: il fornitore ti tratta come consumatore e addebita l'IVA del proprio Paese. Va corretto il profilo e richiesto, dove possibile, un documento rettificato con reverse charge.
Come gestisce queste fatture chi è in regime forfettario?
Anche il forfettario integra l'IVA al 22 per cento e la versa entro il 16 del mese successivo, ma non può detrarla: l'imposta diventa un costo pieno che va considerato nel prezzo effettivo di ogni abbonamento estero.