In sintesi
L'autofattura elettronica è il documento XML che il cessionario o committente emette al posto del fornitore, tipicamente per acquisti da fornitori esteri o operazioni in reverse charge. Nel 2026 va trasmessa al Sistema di Interscambio con il TipoDocumento corretto (TD17 servizi esteri, TD18 beni UE, TD19 beni ex art. 17, TD20 regolarizzazioni) entro il giorno 15 del mese successivo a quello di ricezione o effettuazione dell'operazione.
Cos'è l'autofattura elettronica
L'autofattura elettronica è un documento fiscale in formato XML che il cessionario o il committente emette al posto del cedente o prestatore, quando quest'ultimo non è tenuto a emettere fattura elettronica tramite il Sistema di Interscambio italiano. Nella pratica quotidiana delle aziende il caso di gran lunga più frequente è l'acquisto da fornitori esteri: il fornitore tedesco, americano o irlandese emette la sua fattura secondo le regole del proprio Paese, e tocca all'azienda italiana produrre il documento elettronico che assolve l'IVA in Italia.
Il fondamento normativo è l'articolo 17 del DPR 633/1972, che individua nel cessionario o committente italiano il debitore dell'imposta per le operazioni effettuate da soggetti non residenti. Dal 1° luglio 2022 questo adempimento ha sostituito il vecchio esterometro: i dati delle operazioni transfrontaliere si comunicano trasmettendo al SdI i tipi documento TD17, TD18 e TD19. Nel 2026 il perimetro è ormai completo: l'obbligo riguarda la generalità delle partite IVA, forfettari compresi. Se il tema è nuovo, la panoramica introduttiva della documentazione inquadra il flusso completo in pochi minuti.
Quando serve l'autofattura
Le casistiche principali sono tre:
- Acquisti di servizi dall'estero: consulenze, software, abbonamenti cloud, pubblicità online da fornitori UE ed extra-UE.
- Acquisti di beni: merce da fornitori UE (integrazione) o beni già presenti in Italia ceduti da un soggetto estero.
- Regolarizzazioni: quando il fornitore italiano non emette fattura o la emette irregolare, il cessionario deve autofatturare per non perdere la detrazione.
In tutti i casi la logica è la stessa: l'operazione è rilevante ai fini IVA in Italia, ma manca una fattura elettronica italiana che la documenti. L'autofattura colma quel vuoto e porta l'operazione dentro la liquidazione IVA del periodo.
I codici TipoDocumento nel 2026
| Codice | Quando si usa | Caso tipico |
|---|---|---|
| TD17 | Acquisto di servizi dall'estero | Software, consulenze, advertising da fornitori UE/extra-UE |
| TD18 | Acquisto di beni intracomunitari | Merce da fornitore UE |
| TD19 | Beni ex art. 17 c.2 DPR 633/72 | Beni già in Italia venduti da soggetto estero |
| TD20 | Regolarizzazione e integrazione | Fattura non ricevuta o irregolare da fornitore italiano |
La scelta del codice corretto è il punto più delicato: un errore nel TipoDocumento può causare lo scarto del file da parte del SdI oppure, se il documento viene accettato, una non conformità che emerge in sede di controllo.
Come si compila: i campi critici
Oltre al TipoDocumento, i campi che concentrano gli errori sono quattro: l'identificativo fiscale estero del fornitore (nel blocco CedentePrestatore), il codice natura IVA quando l'operazione non è imponibile, il controvalore in euro per le fatture in valuta (al cambio del giorno di effettuazione, come spiegato nella guida sui cambi valuta) e la data del documento, che determina la liquidazione IVA di competenza.
Integrazione o autofattura vera e propria?
Nel linguaggio comune si dice "autofattura" per tutto, ma tecnicamente i documenti verso fornitori UE sono integrazioni: la fattura del fornitore esiste, è valida ai fini IVA, e il cessionario la completa con l'imposta italiana. L'autofattura in senso stretto riguarda i fornitori extra-UE, la cui fattura non rileva ai fini IVA italiani: lì il documento nasce interamente dal cessionario.
La distinzione non è accademica, perché sposta la decorrenza della scadenza: per le operazioni UE conta il mese di ricezione della fattura, per le extra-UE il mese di effettuazione dell'operazione. Due fatture arrivate lo stesso giorno possono quindi avere termini di trasmissione diversi.
Come si presenta un'autofattura TD17 nell'XML?
Vedere il tracciato aiuta a capire dove finiscono i dati. Questo è un frammento semplificato di autofattura TD17 per un servizio acquistato da un fornitore statunitense, conforme alle specifiche tecniche FatturaPA:
<FatturaElettronicaHeader>
<CedentePrestatore>
<!-- Il fornitore ESTERO: mai la partita IVA italiana qui -->
<DatiAnagrafici>
<IdFiscaleIVA>
<IdPaese>US</IdPaese>
<IdCodice>982211478</IdCodice>
</IdFiscaleIVA>
<Anagrafica>
<Denominazione>Cloudtools Inc.</Denominazione>
</Anagrafica>
</DatiAnagrafici>
<Sede>
<Indirizzo>350 Mission Street</Indirizzo>
<Comune>San Francisco</Comune>
<Nazione>US</Nazione>
</Sede>
</CedentePrestatore>
<CessionarioCommittente>
<!-- L'azienda italiana che integra l'IVA -->
<DatiAnagrafici>
<IdFiscaleIVA>
<IdPaese>IT</IdPaese>
<IdCodice>01234567890</IdCodice>
</IdFiscaleIVA>
<Anagrafica>
<Denominazione>Esempio Srl</Denominazione>
</Anagrafica>
</DatiAnagrafici>
</CessionarioCommittente>
</FatturaElettronicaHeader>
<FatturaElettronicaBody>
<DatiGenerali>
<DatiGeneraliDocumento>
<TipoDocumento>TD17</TipoDocumento>
<Divisa>EUR</Divisa>
<Data>2026-03-10</Data>
<Numero>AF-2026-014</Numero>
</DatiGeneraliDocumento>
</DatiGenerali>
<DatiBeniServizi>
<DettaglioLinee>
<NumeroLinea>1</NumeroLinea>
<Descrizione>Abbonamento software, rif. fattura 1.000 USD</Descrizione>
<PrezzoUnitario>920.00</PrezzoUnitario>
<PrezzoTotale>920.00</PrezzoTotale>
<AliquotaIVA>22.00</AliquotaIVA>
</DettaglioLinee>
<DatiRiepilogo>
<AliquotaIVA>22.00</AliquotaIVA>
<ImponibileImporto>920.00</ImponibileImporto>
<Imposta>202.40</Imposta>
<EsigibilitaIVA>I</EsigibilitaIVA>
</DatiRiepilogo>
</DatiBeniServizi>
</FatturaElettronicaBody>
Tre dettagli meritano attenzione. Il blocco CedentePrestatore contiene il fornitore estero con IdPaese diverso da IT: invertire i ruoli è tra gli errori più comuni. La Divisa è EUR anche se la fattura originale è in dollari, perché l'integrazione IVA avviene sul controvalore in euro. E l'aliquota è esposta al 22% con l'imposta calcolata: nell'autofattura TD17 l'IVA c'è, a differenza della fattura originale estera che ne è priva.
Un caso numerico completo: dalla fattura in dollari alla liquidazione
Supponiamo che Esempio Srl riceva il 10 marzo 2026 una fattura di 1.000 USD da un fornitore americano di software. Il tasso di riferimento Banca d'Italia di quel giorno, ipotetico ai fini dell'esempio, è 0,92 euro per dollaro: l'imponibile dell'autofattura è quindi 920,00 euro.
Su quell'imponibile si applica l'aliquota ordinaria del 22%: l'IVA integrata è 202,40 euro. Il documento TD17 va trasmesso al SdI entro il 15 aprile 2026, cioè il giorno 15 del mese successivo all'operazione.
La doppia annotazione chiude il cerchio: 202,40 euro registrati nel registro IVA vendite come imposta a debito e gli stessi 202,40 euro nel registro acquisti come imposta a credito. Per un soggetto con piena detrazione l'effetto sulla liquidazione è zero, ma l'adempimento resta obbligatorio e la sua omissione è sanzionabile. Il tasso di cambio da usare, la fonte ufficiale e la gestione di weekend e festivi sono approfonditi nella guida sul cambio valuta nelle fatture estere.
Quali sono gli errori che fanno scartare il file dal SdI?
Il Sistema di Interscambio esegue controlli formali e di coerenza prima di accettare il documento. Sulle autofatture i motivi di scarto ricorrenti sono pochi e sempre gli stessi:
- Identificativo estero malformato: IdPaese o IdCodice del CedentePrestatore assenti o incoerenti; per i TD17, TD18 e TD19 il cedente non può avere IdPaese IT.
- Aliquota e natura incoerenti: aliquota a zero senza codice natura, oppure codice natura presente insieme a un'aliquota positiva.
- TipoDocumento incompatibile con i dati del documento, ad esempio un TD16 usato al posto di un TD17 per un fornitore extra-UE.
- Riepiloghi che non quadrano: imposta che non corrisponde a imponibile per aliquota, con arrotondamenti fuori tolleranza.
Un file scartato si considera non emesso: va corretto e ritrasmesso tempestivamente, per prassi entro cinque giorni dalla notifica. La sezione XML e SdI della documentazione elenca i controlli più rilevanti per le autofatture.
Autofattura e regime forfettario
Dal completamento dell'obbligo di fatturazione elettronica anche i forfettari gestiscono le autofatture in formato XML. C'è però una differenza sostanziale: il forfettario non detrae l'IVA, quindi l'imposta integrata non si compensa con la doppia annotazione ma va versata, entro il giorno 16 del mese successivo a quello dell'operazione.
Ripercorrendo l'esempio: un forfettario che acquista lo stesso software da 1.000 USD integra 202,40 euro di IVA e li versa con F24. Per chi ha pochi acquisti esteri l'impatto è modesto, ma va messo in conto quando si valuta un abbonamento estero rispetto a un fornitore italiano.
Scadenze e liquidazione
La trasmissione al SdI deve avvenire entro il giorno 15 del mese successivo a quello di ricezione della fattura (acquisti UE) o di effettuazione dell'operazione (acquisti extra-UE). L'IVA integrata confluisce nella liquidazione del periodo con la doppia annotazione nei registri acquisti e vendite: per la generalità delle operazioni l'effetto è neutrale, ma l'adempimento resta obbligatorio. I ritardi espongono a sanzioni, riducibili con il ravvedimento operoso: il tema è approfondito nell'articolo sulle sanzioni per autofattura tardiva.
Numerazione e conservazione
Le autofatture seguono una numerazione propria: la prassi più pulita è un sezionale dedicato (ad esempio AF-2026-001) separato dalle fatture attive, così i registri restano leggibili e le ricerche immediate. Il documento XML trasmesso al SdI va poi portato in conservazione digitale a norma, come ogni altra fattura elettronica.
Conviene inoltre conservare insieme all'XML la fattura estera originale e l'evidenza del cambio applicato: sono i tre elementi che un verificatore chiede per ricostruire l'operazione. Se manca uno dei tre, la ricostruzione a distanza di anni diventa laboriosa anche quando l'adempimento era corretto.
Come automatizzare il processo
Il flusso manuale richiede di scaricare il PDF, trascrivere i dati, scegliere il codice, calcolare il cambio, generare l'XML e caricarlo sul gestionale: dieci minuti buoni a fattura, con margine d'errore a ogni passaggio. Strumenti come Refattura fanno tutto questo in automatico: l'AI estrae i dati dal PDF, il sistema seleziona il TipoDocumento, applica il cambio corretto e invia l'autofattura a Fatture in Cloud pronta per il SdI. La guida alla prima autofattura mostra il flusso passo per passo: con decine di fatture estere al mese la differenza si misura in giornate di lavoro.
Domande frequenti
Qual è la differenza tra TD17 e TD18?
TD17 si usa per l'acquisto di servizi da fornitori esteri (UE ed extra-UE); TD18 per l'acquisto di beni intracomunitari. La scelta dipende dall'oggetto dell'operazione (servizi contro beni) e dalla provenienza del fornitore.
Entro quando va trasmessa l'autofattura al SdI nel 2026?
Entro il giorno 15 del mese successivo a quello di ricezione della fattura estera (operazioni UE) o di effettuazione dell'operazione (extra-UE). Trasmettere in ritardo espone a sanzioni, riducibili con il ravvedimento operoso.
L'autofattura elettronica è obbligatoria anche per i forfettari?
Sì. Con l'obbligo generalizzato di fatturazione elettronica, anche i contribuenti in regime forfettario devono gestire in formato elettronico le integrazioni e autofatture per gli acquisti esteri soggetti a reverse charge, versando l'IVA integrata senza poterla detrarre.
Cosa succede se il SdI scarta l'autofattura?
Il file scartato si considera non emesso: va corretto e ritrasmesso, per prassi entro cinque giorni dalla notifica di scarto, mantenendo la stessa data e lo stesso numero del documento originario. Le cause tipiche sono identificativo estero errato, incoerenza tra aliquota e natura, TipoDocumento sbagliato.