In sintesi
Anche i forfettari devono emettere autofattura elettronica per gli acquisti da fornitori esteri: integrazione TD17 per i servizi, trasmissione al SdI entro il giorno 15 del mese successivo e versamento dell'IVA entro il 16 con F24. A differenza dei regimi ordinari, l'IVA integrata non è detraibile e diventa un costo: un abbonamento da 100 euro al mese genera 22 euro di IVA da versare, 264 euro l'anno.
Il forfettario e il fornitore estero: un incontro sottovalutato
Il regime forfettario semplifica molte cose, ma non cancella gli obblighi IVA sugli acquisti esteri. Anzi: è proprio il forfettario, spesso freelance digitale con abbonamenti a software, pubblicità e servizi cloud, ad accumulare più fatture estere di tanti soggetti in regime ordinario. E ogni fattura estera porta con sé un adempimento preciso.
Nel 2026 l'obbligo di fatturazione elettronica è generalizzato: riguarda anche i forfettari, senza più soglie di esenzione, e include i documenti di integrazione per gli acquisti in reverse charge.
Cosa deve fare il forfettario, in concreto
Quando ricevi una fattura senza IVA da un fornitore estero per un servizio (il caso tipico: software, hosting, pubblicità online), il meccanismo è quello dell'inversione contabile previsto dal DPR 633/1972:
- Integri la fattura con l'IVA italiana al 22 per cento, emettendo un documento elettronico TD17.
- Trasmetti il TD17 al SdI entro il giorno 15 del mese successivo a quello di riferimento.
- Versi l'IVA entro il 16 del mese successivo, con modello F24 e il codice tributo previsto per queste operazioni (il tuo consulente o il cassetto fiscale indicano quello corretto).
La differenza sostanziale rispetto ai regimi ordinari sta nel terzo passo: chi è in ordinario integra l'IVA a debito e la detrae, con effetto spesso neutro. Il forfettario invece non ha diritto alla detrazione: l'IVA versata è un costo definitivo.
L'esempio numerico: quanto costa davvero un abbonamento estero
Prendi un abbonamento software da 100 euro al mese fatturato da un'entità estera:
| Voce | Importo |
|---|---|
| Canone mensile | 100 EUR |
| IVA integrata al 22 per cento | 22 EUR |
| Costo effettivo mensile | 122 EUR |
| IVA versata in un anno | 264 EUR |
Quei 264 euro l'anno non tornano indietro: sono il sovrapprezzo strutturale del forfettario sugli acquisti esteri. Moltiplicato per tre o quattro abbonamenti (il caso tipico è descritto nella guida alle autofatture per Google, Meta, AWS e OpenAI), il totale diventa una voce di bilancio vera.
Da dove arrivano le fatture estere del forfettario
Il caso più frequente non è l'importazione di merce: sono i servizi digitali. Pubblicità su Google e Meta, hosting e cloud, software in abbonamento, API e strumenti AI: quasi tutti fatturati da entità estere, spesso irlandesi o statunitensi. Ogni documento di questo tipo, anche da pochi euro, fa scattare l'obbligo di integrazione.
Vale la pena controllare due cose su ogni fattura. Primo: l'entità che emette il documento, indicata nell'intestazione, perché è quella che determina il trattamento. Secondo: che la fattura arrivi senza IVA estera addebitata. Se compare un'IVA irlandese o di altro Paese, quasi sempre manca la tua partita IVA nel profilo di fatturazione del servizio, e conviene sistemarla subito: quell'imposta estera non è recuperabile e si somma al costo.
Niente esterometro: il TD17 assolve tutto
Una semplificazione c'è: l'esterometro come adempimento separato non esiste più. La comunicazione delle operazioni transfrontaliere avviene trasmettendo al SdI i documenti elettronici di integrazione. Emettere il TD17 nei termini significa quindi chiudere due obblighi con un solo invio: l'integrazione dell'IVA e la comunicazione dell'operazione estera.
Il rovescio della medaglia: se il TD17 non parte, mancano entrambi. Le conseguenze del ritardo e i rimedi sono trattati nell'articolo sulle sanzioni per autofattura tardiva.
Attenzione anche alle ricevute: la trasmissione al SdI non è conclusa finché non arriva l'esito. Uno scarto passato inosservato equivale, ai fini pratici, a un documento mai inviato, e va gestito con una ritrasmissione tempestiva del file corretto.
Quando conviene valutare il regime ordinario
L'IVA indetraibile sugli acquisti esteri è uno dei fattori da mettere sul tavolo quando si valuta la permanenza nel forfettario. Non è quasi mai decisivo da solo, ma si somma agli altri: chi ha costi rilevanti (esteri e italiani), chi fattura molto a clienti con IVA detraibile, chi si avvicina alle soglie del regime.
Una regola pratica di orientamento: se l'IVA che verseresti come costo sulle autofatture supera stabilmente qualche centinaio di euro l'anno e hai anche altri costi significativi, vale la pena fare due conti con il commercialista sul confronto tra regimi. La convenienza del forfettario si misura sul quadro complessivo, non su una voce sola.
Semplificare l'adempimento, visto che non si può evitare
Se l'obbligo resta, almeno il tempo per assolverlo può scendere quasi a zero. Con Refattura carichi il PDF della fattura estera, l'AI estrae dati e valuta, propone il TD17 con l'integrazione calcolata e invia il documento al SdI attraverso il tuo account Fatture in Cloud. Le regole applicate ai diversi casi sono documentate nella pagina regole fiscali, e per iniziare c'è la guida alla prima autofattura.
Consiglio operativo: tieni un promemoria fisso ai primi del mese per processare le fatture estere del mese precedente. Per un forfettario con pochi fornitori ricorrenti bastano dieci minuti, e la doppia scadenza del 15 (trasmissione) e del 16 (versamento) smette di essere un rischio.
Questa guida ha scopo informativo e non sostituisce la consulenza di un professionista: per la tua situazione specifica confrontati con il tuo commercialista.
Domande frequenti
Il forfettario deve davvero emettere autofatture elettroniche?
Sì: l'obbligo di fatturazione elettronica è ormai generalizzato e include le integrazioni per gli acquisti esteri in reverse charge. Il documento TD17 va trasmesso al SdI entro il giorno 15 del mese successivo, come per qualsiasi altra partita IVA.
Il forfettario può detrarre l'IVA versata sulle autofatture?
No: il regime forfettario non ammette la detrazione dell'IVA sugli acquisti. L'imposta integrata sull'autofattura va versata e resta un costo pieno, che si somma al prezzo del servizio estero.
Il forfettario deve ancora compilare l'esterometro?
No: la comunicazione delle operazioni transfrontaliere avviene ormai trasmettendo al SdI i documenti elettronici di integrazione, come il TD17. Emettere correttamente le autofatture assolve anche questo adempimento.