In sintesi
Un'autofattura TD17, TD18 o TD19 accettata dal SdI non si può cancellare: il documento di troppo si neutralizza trasmettendone un altro dello stesso tipo con importi negativi, che nel campo 2.1.6 indica numero, data e IdSdI di quello sbagliato. Se il duplicato aveva lo stesso numero nello stesso anno, il SdI lo ha già scartato con il codice 00404 e non c'è niente da correggere.
Prima di tutto: il SdI l'ha accettata?
Un invio doppio spaventa più di quanto costi, ma la prima cosa da guardare è l'esito del secondo documento. Le possibilità sono due.
- Scartato. Il documento non è mai stato emesso e non c'è niente da annullare. È quello che succede quando lo stesso documento riparte con lo stesso numero nello stesso anno: il SdI risponde con lo scarto 00404, fattura duplicata, o con il 00002 se è proprio lo stesso file, con lo stesso nome.
- Consegnato o non recapitato. Il documento è emesso. Anche la mancata consegna vuol dire emesso: riguarda solo il recapito, e il file resta valido. Qui serve uno storno.
Il controllo del duplicato si basa sul numero. Dalla versione 1.9.1 delle specifiche tecniche, per TD17, TD18 e TD19 l'unicità si verifica in capo a te, il cessionario: due tue autofatture con lo stesso numero nello stesso anno sono un duplicato anche se i fornitori sono diversi.
Perché il secondo invio non sempre viene scartato
Il SdI scarta i doppioni di numero, non i doppioni di contenuto. Se la stessa fattura del fornitore viene integrata due volte con due numeri diversi, i controlli formali non trovano niente da obiettare e passano entrambe. Succede soprattutto in tre situazioni:
- Due canali per lo stesso lavoro. Il TD17 parte dal gestionale e, nello stesso mese, qualcuno lo emette anche dal portale dell'Agenzia o da un altro software.
- Un lotto rigenerato con una numerazione nuova. Lo stesso gruppo di fatture rielaborato dopo aver cambiato serie o contatore.
- Una fattura vecchia rimessa in coda. Un PDF del 2023 finito tra le fatture del mese e integrato di nuovo, con un numero del 2026.
Il risultato è un'IVA integrata due volte: nel registro delle fatture emesse, in quello degli acquisti e nelle bozze dei registri IVA precompilati.
Come si annulla un'autofattura inviata per errore
La guida dell'Agenzia delle Entrate alla compilazione delle fatture elettroniche prevede una sola strada per rettificare un TD17, un TD18 o un TD19: trasmettere un documento della medesima tipologia, «indicando gli importi con segno positivo o negativo a seconda del tipo di errore». Per un documento di troppo, gli importi sono negativi e pari a quelli da annullare.
Quando la rettifica nasce da un errore tuo e non da una nota di variazione del fornitore, nel campo 2.1.6 (DatiFattureCollegate) vanno numero, data e IdSdI della comunicazione sbagliata. L'IdSdI è l'identificativo che il SdI ha assegnato al documento, e lo trovi nella ricevuta.
Se l'integrazione non era stata fatta anche su carta, la guida precisa che il documento rettificativo vale pure come nota di variazione ai fini IVA. Si annota come gli altri, nel registro delle fatture emesse e in quello degli acquisti: debito e credito del duplicato si compensano.
Un esempio
A marzo un'azienda trasmette il TD17 numero 45 per una fattura irlandese di 200 euro. Due giorni dopo la stessa fattura viene integrata di nuovo, con il numero 52, e il SdI la accetta.
- Il documento da annullare è il 52, non il 45: il 45 è quello giusto.
- Si trasmette un TD17 con il primo numero libero, per esempio il 53, con imponibile di meno 200 euro e IVA di meno 44 euro.
- In 2.1.6: numero 52, la sua data e il suo IdSdI.
- Il 53 si annota in entrambi i registri, e il saldo del duplicato torna a zero.
Con lo stesso schema si corregge un importo sbagliato: un solo documento con la differenza, positiva o negativa. Se invece l'errore è il codice, TD17 al posto di TD18 o il contrario, servono due documenti: lo spieghiamo in autofattura con il TD sbagliato.
Il caso dell'autofattura vecchia reinviata per errore
È una domanda che arriva spesso: «ho inviato nel 2026 un'autofattura del 2023, cosa succede?». Dipende da cosa era successo nel 2023.
- Nel 2023 era stata trasmessa regolarmente. Quella del 2026 è un duplicato con un numero diverso, e il SdI non l'ha fermata. Si storna come nell'esempio, con un documento dello stesso tipo che richiama in 2.1.6 l'invio del 2026.
- Nel 2023 non era mai partita. Allora l'invio del 2026 non è un errore: è l'adempimento, fatto in ritardo. Non va stornato. Va completato con il ravvedimento operoso, e con il commercialista va verificato come trattare l'IVA di un acquisto di tre anni prima.
Prima di stornare, quindi, cerca l'invio originale nelle ricevute del SdI o nel cassetto fiscale. Stornare l'unica autofattura esistente trasformerebbe un ritardo in un'omissione.
Serve il ravvedimento?
Sul lato dell'imposta, per chi detrae l'IVA il documento di troppo non lascia nulla da versare: debito e credito del duplicato si compensano, e lo storno li toglie entrambi. Sul lato della comunicazione, un documento di troppo rende sbagliati i dati delle operazioni con l'estero. Per la trasmissione errata di quei dati l'articolo 11, comma 2-quater, del D.Lgs. 471/1997 prevede 2 euro per documento, fino a 400 euro al mese, dimezzati se la trasmissione corretta avviene entro quindici giorni dalla scadenza: uno storno fatto subito tiene il conto a pochi euro, e il ravvedimento operoso lo riduce ancora.
Il ravvedimento pesa davvero quando sotto il duplicato c'è un adempimento mancato o arrivato oltre la scadenza, come nel secondo caso qui sopra: il quadro delle sanzioni è in sanzioni per autofattura tardiva.
Per chi è in regime forfettario il discorso cambia: l'IVA integrata si versa e non si detrae, quindi un duplicato non stornato può tradursi in un versamento di troppo. Conviene stornare prima del versamento; se l'IVA è già stata versata, il recupero va impostato con il commercialista.
Come evitarlo
Un'autofattura duplicata nasce quasi sempre da una numerazione che ha più di un padrone. Due regole bastano.
- Un solo canale di emissione. Le autofatture del mese partono da un solo strumento, non un po' dal gestionale e un po' dal portale.
- Il numero si assegna una volta. Un file rigenerato deve avere lo stesso numero di prima: se riparte, il SdI lo scarta come duplicato invece di accettare un secondo documento.
Su Refattura ogni autofattura viene numerata una volta sola: una generazione ritentata o un nuovo download non crea un secondo documento, e riscaricare un lotto in XML restituisce gli stessi file con gli stessi numeri. Con Fatture in Cloud l'esito del SdI torna sulla fattura, scarto compreso con il codice per esteso, così un invio sbagliato si vede subito e non dopo mesi.
Le prime tre autofatture sono gratuite e non serve la carta di credito: prova Refattura sulle fatture estere di questo mese.
Questa guida ha scopo informativo e non sostituisce la consulenza di un professionista: il trattamento del caso concreto va verificato con il proprio commercialista.
Domande frequenti
Posso chiedere all'Agenzia delle Entrate di cancellare un'autofattura inviata per errore?
No: un documento che il SdI ha accettato resta emesso. La correzione prevista dalla guida dell'Agenzia è un nuovo documento dello stesso tipo con importi negativi, che richiama quello sbagliato e lo neutralizza nei registri.
Il documento di storno che data e che numero deve avere?
Un numero nuovo della tua serie di autofatture, perché due documenti con lo stesso numero nello stesso anno vengono scartati. Gli estremi del documento da stornare vanno nel campo 2.1.6, con il suo IdSdI.
Ho reinviato nel 2026 un'autofattura del 2023: cosa succede?
Se nel 2023 era già stata trasmessa, quella del 2026 è un duplicato e si storna con un documento dello stesso tipo con importi negativi. Se invece nel 2023 non era mai partita, l'invio del 2026 è un adempimento tardivo, da completare con il ravvedimento operoso.