In sintesi
Il tipo documento di un'autofattura accettata dal SdI non si modifica. Si storna il documento sbagliato con uno dello stesso tipo e importi negativi, che nel campo 2.1.6 indica numero, data e IdSdI dell'originale, e si trasmette il documento con il codice giusto. Se la correzione arriva entro la scadenza originaria non c'è ritardo; dopo, va accompagnata dal ravvedimento operoso.
Il SdI non sempre se ne accorge
Il Sistema di Interscambio controlla la forma del documento, non la sostanza dell'acquisto. Scarta le combinazioni impossibili, come un TD17 con un cedente italiano (00473) o con il cedente uguale al cessionario (00471). Ma non sa se hai comprato una licenza software o un bancale di merce: un TD18 per un servizio di un fornitore tedesco ha un cedente UE, un imponibile e un'imposta, e passa.
Così l'errore resta, e di solito lo trova qualcun altro: il commercialista in sede di registrazione, oppure tu, quando le bozze dei registri IVA precompilati non tornano con la contabilità.
Cosa cambia fra un codice e l'altro
Il codice non è un'etichetta. Decide come l'operazione viene letta nei dati delle operazioni con l'estero e nelle bozze dei registri IVA precompilati, e in alcuni casi sposta anche date e importi.
| Errore | Cosa comporta |
|---|---|
| TD18 al posto di TD17 (o il contrario) | Un servizio comunicato come acquisto di beni, o il contrario. Data e scadenza di solito non cambiano |
| TD18 al posto di TD19 | Beni già in Italia comunicati come acquisto intracomunitario |
| TD17 o TD18 su beni importati con bolletta doganale | IVA integrata due volte: in dogana e nell'autofattura |
Il confronto completo dei tre codici è in TD17, TD18 o TD19: come scegliere; i casi dei beni nelle guide al TD18 e al TD19.
Come si corregge: storno e nuovo invio
La guida dell'Agenzia delle Entrate alla compilazione delle fatture elettroniche, versione 1.10, indica un'unica strada per rettificare un TD17, un TD18 o un TD19: un documento «della medesima tipologia» di quello già trasmesso, con gli importi in positivo o in negativo secondo l'errore. Un TD18 si rettifica quindi con un TD18, non con un TD17. Per cambiare codice servono due invii.
- Lo storno. Un documento con il codice sbagliato, lo stesso dell'originale, e gli importi in negativo: stesso imponibile, stessa imposta, con il segno meno. Nel campo 2.1.6 (DatiFattureCollegate) vanno numero, data e IdSdI del documento da annullare: è il caso, previsto dalla guida, della rettifica per un errore tuo e non per una nota di variazione del fornitore.
- Il documento giusto. Un nuovo documento con il codice corretto, la data del documento che quel codice richiede e, in 2.1.6, numero e data della fattura del fornitore.
Entrambi prendono un numero nuovo della tua serie di autofatture: riusare quello dell'originale porta allo scarto 00404. Se l'integrazione non era stata fatta anche su carta, lo storno vale anche come nota di variazione ai fini IVA, e si annota nei registri come gli altri documenti: debito e credito del documento sbagliato si annullano.
Un esempio
Un'azienda di Brescia riceve il 2 aprile la fattura di un fornitore tedesco per una licenza software annuale: 800 euro, senza IVA. Il 10 aprile trasmette per errore un TD18, numero 31, con IVA di 176 euro. Il 12 aprile il commercialista se ne accorge.
- Storno: TD18 numero 32, imponibile meno 800 euro, IVA meno 176 euro, in 2.1.6 numero 31, data e IdSdI del documento sbagliato.
- Documento giusto: TD17 numero 33, imponibile 800 euro, IVA 176 euro, data del documento 2 aprile, in 2.1.6 numero e data della fattura tedesca.
- Scadenza: la fattura è stata ricevuta ad aprile, quindi il termine per trasmetterla è il 15 maggio. Storno e TD17 partono il 12 aprile, ben prima: nessun ritardo.
Se l'azienda tiene un'unica serie per tutte le autofatture, i numeri sono consecutivi come nell'esempio; con serie separate per beni e servizi, lo storno prende il numero della serie del TD18 e il nuovo documento quello della serie del TD17.
Quando la correzione arriva dopo la scadenza
Le operazioni con l'estero vanno comunicate entro il giorno 15 del mese successivo a quello di ricevimento della fattura o di effettuazione dell'operazione (articolo 1, comma 3-bis, del D.Lgs. 127/2015). Se il codice sbagliato viene scoperto dopo quel giorno, il documento giusto arriva in ritardo: è una trasmissione errata dei dati corretta tardivamente.
Per le operazioni dal 1° luglio 2022 l'articolo 11, comma 2-quater, del D.Lgs. 471/1997 prevede 2 euro per ciascun documento, entro un massimo di 400 euro al mese. La sanzione si dimezza, con un massimo di 200 euro al mese, se la trasmissione corretta dei dati avviene entro i quindici giorni successivi alla scadenza.
Prima che arrivi una contestazione, si riduce ancora con il ravvedimento operoso. L'Agenzia lo ha ammesso per l'analoga sanzione sui dati delle fatture, con la risoluzione 104/E del 2017: nel suo esempio, i dati di 180 fatture comunicati in modo errato e corretti oltre i quindici giorni davano una sanzione di 360 euro, scesa a 40 euro con la riduzione a un nono prevista entro novanta giorni dall'errore.
Sul lato dell'imposta, chi è in regime ordinario e detrae l'IVA di solito non ha nulla da versare: debito e credito si compensano anche con il codice sbagliato. Diverso è il caso in cui il codice sbagliato ha spostato la data, e con lei il mese della liquidazione, o ha duplicato un'IVA già pagata in dogana. Il quadro completo delle sanzioni è in sanzioni per autofattura tardiva.
Il caso a parte: autofattura su beni importati
Se la merce è arrivata da un Paese extra UE con la bolletta doganale, l'IVA è già stata pagata in dogana e non andava emessa nessuna autofattura. Qui non c'è un codice giusto da trasmettere al posto di quello sbagliato: basta lo storno, con importi negativi e gli estremi del documento da annullare in 2.1.6. È lo stesso schema dell'autofattura inviata due volte.
Come evitarlo
Il codice si sbaglia quasi sempre per lo stesso motivo: si guarda il Paese del fornitore invece di cosa si è comprato e da dove è partito. Due domande prima di ogni invio bastano: è un bene o un servizio? Se è un bene, da dove è partita la merce?
Su Refattura il codice TD non lo sceglie l'AI. L'AI estrae dal PDF i fatti, se si tratta di beni o servizi e da dove parte la merce; il codice lo decide un albero di regole, sempre uguale a parità di dati. Quando il documento non basta per decidere, la revisione ti fa una domanda chiusa invece di proporre un codice a caso, e la merce arrivata da fuori UE viene fermata, perché l'IVA è già stata pagata in dogana. Prima di emettere puoi aprire l'anteprima dell'XML e controllare il TipoDocumento che verrà trasmesso.
Le prime tre autofatture sono gratuite e non serve la carta di credito: prova Refattura sulle fatture estere di questo mese.
Questa guida ha scopo informativo e non sostituisce la consulenza di un professionista: sanzioni e ravvedimento vanno verificati sul caso concreto con il proprio commercialista.
Domande frequenti
Il SdI scarta un’autofattura con il tipo documento sbagliato?
Solo in alcuni casi, per esempio se il cedente ha IdPaese IT: è lo scarto 00473. Un TD18 al posto di un TD17 per un fornitore tedesco, invece, supera i controlli formali, perché entrambi i codici ammettono un cedente UE. L'errore resta finché non lo correggi tu.
Posso correggere il TD con un solo documento?
No. La guida dell'Agenzia delle Entrate prevede che un TD17, un TD18 o un TD19 si rettifichi con un documento della stessa tipologia. Per cambiare codice servono due invii: lo storno con il codice sbagliato e il documento nuovo con quello giusto.
Serve il ravvedimento se ho sbagliato il codice TD?
Se storno e nuovo invio partono entro la scadenza dell'operazione, la comunicazione corretta arriva in tempo. Se arrivano dopo, la sanzione per i dati trasmessi in modo errato è di 2 euro per documento, fino a 400 euro al mese, dimezzata se la correzione arriva entro quindici giorni dalla scadenza; con il ravvedimento operoso si riduce ancora.