In sintesi
La scelta dipende da due domande: cosa hai comprato e dove si trovano i beni. TD17 copre i servizi ricevuti da fornitori esteri, UE o extra UE. TD18 riguarda i beni acquistati da fornitori UE e spediti in Italia. TD19 si usa quando i beni sono già in Italia ma il venditore è un soggetto estero non stabilito. Se l'oggetto è un servizio, il codice è sempre TD17.
Tre codici, un solo dubbio ricorrente
Chi compra dall'estero con partita IVA italiana prima o poi incontra il trittico TD17, TD18 e TD19. Sono i tre TipoDocumento che il Sistema di Interscambio riserva alle integrazioni e autofatture per acquisti esteri in inversione contabile, il meccanismo previsto dal DPR 633/1972 per cui l'IVA la assolve il compratore italiano.
La buona notizia: la scelta non richiede di memorizzare nulla. Bastano due domande poste nell'ordine giusto.
Le due domande che decidono il codice
Prima domanda: cosa hai comprato? Se è un servizio (software, consulenza, pubblicità, hosting, licenze), il codice è TD17 e la provenienza del fornitore non cambia nulla. Se è un bene fisico, serve la seconda domanda.
Seconda domanda: dove si trovavano i beni al momento dell'acquisto? Se partono da un altro Paese UE e arrivano in Italia, è TD18. Se erano già in Italia (un deposito, un magazzino di logistica) ma il venditore è un soggetto estero non stabilito, è TD19.
Tabella comparativa
| Codice | Oggetto | Fornitore | Dove sono i beni | Caso tipico |
|---|---|---|---|---|
| TD17 | Servizi | UE o extra UE | Non rilevante | Abbonamento software, pubblicità online, consulenza |
| TD18 | Beni | UE | Spediti da un Paese UE verso l'Italia | Merce ordinata a un fornitore tedesco e consegnata in Italia |
| TD19 | Beni | Estero non stabilito | Già in Italia alla vendita | Beni prelevati da un deposito italiano di un venditore francese |
Un caso a parte: i beni che arrivano da un Paese extra UE passano dalla dogana e l'IVA si assolve con la bolletta doganale, non con l'autofattura TD18. Il TD19 può invece riguardare anche venditori extra UE, purché i beni siano già sul territorio italiano.
L'albero decisionale in tre passi
- Cosa compri? Servizio: TD17, fine del percorso. Bene: passa al punto 2.
- Da dove viene il bene? Spedito da un altro Paese UE: TD18. Già in Italia: passa al punto 3.
- Chi vende? Un soggetto estero non stabilito in Italia: TD19.
Se a ogni fattura estera ripercorri questi tre passi, la classificazione diventa meccanica. Il rischio nasce quando si va a memoria o si copia il codice dell'ultima autofattura emessa.
Tre esempi concreti
Software dagli USA. Compri una licenza annuale da un fornitore statunitense. È un servizio, quindi TD17: la provenienza extra UE non sposta il codice, incide solo sulla scadenza di trasmissione. L'IVA si integra al 22 per cento sull'imponibile convertito in euro.
Merce dalla Germania. Ordini componenti a un fornitore tedesco che li spedisce dalla Baviera al tuo magazzino. Beni, provenienza UE, trasporto verso l'Italia: TD18, il classico acquisto intracomunitario.
Beni in deposito Italia venduti da un fornitore francese. Acquisti scorte che il venditore francese tiene già stoccate in un deposito logistico vicino Milano. I beni non attraversano alcun confine: erano già in Italia. Il venditore però non è stabilito in Italia, quindi il codice è TD19.
Gli errori di scambio più frequenti
Lo scambio classico è TD17 contro TD18: si guarda il Paese del fornitore invece dell'oggetto dell'acquisto. Un abbonamento software comprato da un fornitore tedesco resta TD17, perché è un servizio; lo stesso fornitore che ti spedisce merce genera un TD18. Ne abbiamo parlato anche tra i 5 errori più comuni nell'autofattura.
Il secondo scambio è TD18 contro TD19, tipico dei marketplace e della logistica conto terzi: la fattura arriva da un fornitore UE e si dà per scontato il TD18, ma se i beni partivano da un deposito italiano il codice giusto è TD19. Il dettaglio che risolve il dubbio è il luogo di partenza della merce, spesso indicato nei documenti di trasporto.
Terzo errore: usare TD18 per beni arrivati da fuori UE. In quel caso l'IVA è già stata assolta in dogana e duplicarla con un'autofattura crea un doppio versamento da sistemare.
Consiglio operativo: annota nell'anagrafica di ogni fornitore estero il codice tipico dei suoi acquisti (TD17 per i fornitori di soli servizi, TD18 per chi spedisce merce). La classificazione della singola fattura parte così da un default corretto, da verificare solo nei casi anomali.
Cosa cambia dopo la scelta del codice
La scelta del TipoDocumento non è solo un'etichetta: trascina con sé il resto della compilazione. Il documento va integrato con l'IVA italiana calcolata sull'imponibile in euro, con il fornitore estero indicato come cedente e la tua partita IVA come cessionario. Gli estremi della fattura originale (numero e data) vanno riportati per mantenere il collegamento tra i due documenti.
Anche la tempistica dipende dalla casistica: per gli acquisti da fornitori UE il riferimento è il giorno 15 del mese successivo alla ricezione della fattura, per le operazioni extra UE si guarda al momento di effettuazione dell'operazione. In entrambi i casi la finestra è stretta, e la fattura dimenticata in una casella email è la causa numero uno dei ritardi.
Un ultimo dettaglio spesso trascurato: se la fattura estera è in valuta, la conversione in euro va fatta con il tasso corretto alla data giusta, prima ancora di scegliere il codice. Un TD17 perfetto con un imponibile sbagliato resta un documento da correggere.
Come automatizzare la classificazione
La logica delle due domande è perfetta per essere automatizzata: Refattura estrae i dati dalla fattura estera con l'AI, riconosce oggetto e provenienza e propone il TipoDocumento coerente, che puoi confermare o correggere prima dell'invio. Le regole applicate sono descritte nella pagina regole fiscali, mentre per il primo invio guidato c'è la guida alla prima autofattura.
Se vuoi ripassare il quadro generale del meccanismo, il punto di partenza è la guida al reverse charge IVA: capito quello, la scelta tra TD17, TD18 e TD19 diventa l'ultimo miglio, non il problema.
Domande frequenti
Un servizio comprato da un fornitore UE è TD17 o TD18?
Sempre TD17: il codice dei servizi non distingue tra fornitori UE ed extra UE. TD18 riguarda esclusivamente i beni acquistati da fornitori comunitari e spediti in Italia da un altro Paese UE.
Quando si usa TD19 invece di TD18?
Quando i beni si trovano già in Italia al momento della vendita, per esempio in un deposito o magazzino italiano, ma il venditore è un soggetto estero non stabilito. Se invece i beni arrivano da un altro Paese UE, il codice corretto è TD18.
Cosa succede se uso il codice TipoDocumento sbagliato?
Il SdI può accettare comunque il file, perché non sempre verifica la coerenza sostanziale: l'errore emerge nei controlli successivi o in fase di liquidazione. Conviene correggere appena possibile, ritrasmettendo il documento con il codice corretto.