In sintesi
Una fattura estera senza IVA intestata alla tua partita IVA è di norma corretta: l'imposta la assolvi tu, in inversione contabile. Integri la fattura o emetti un'autofattura e la trasmetti al SdI entro il 15 del mese successivo: TD17 per i servizi, TD18 per i beni spediti da un Paese UE, TD19 per i beni già in Italia. Non serve per i beni importati con bolletta doganale.
Perché il fornitore estero non mette l'IVA
Un abbonamento software, una campagna pubblicitaria, una consulenza, un bancale di merce dalla Germania: la fattura arriva con l'imponibile e il totale, e nessuna riga di IVA. Non è una dimenticanza. Per chi la emette l'operazione è non soggetta o non imponibile, mentre in Italia è imponibile, e l'imposta la deve assolvere chi compra. Per i servizi la regola di base è nell'articolo 7-ter del DPR 633/1972: un servizio reso a un soggetto passivo stabilito in Italia si considera effettuato in Italia.
Il meccanismo si chiama inversione contabile, o reverse charge. Per i servizi e per i beni che un venditore estero ti cede quando sono già in Italia lo prevede l'articolo 17, secondo comma, del DPR 633/1972; per i beni spediti da un altro Paese dell'Unione l'articolo 46 del DL 331/1993. La guida dell'Agenzia delle Entrate alla compilazione delle fatture elettroniche descrive proprio questa fattura: il fornitore indica «l'imponibile ma non la relativa imposta», e l'imposta «è assolta dal committente».
Vale quando a comprare è un'impresa o un professionista con partita IVA. Se il fornitore ti tratta da privato, perché nel profilo di fatturazione manca la partita IVA, la fattura arriva di solito con l'IVA applicata, come a un privato: è un altro caso, ne parliamo più sotto.
Cosa devi fare: integrare l'IVA con il codice giusto
La fattura senza IVA va completata con l'imposta italiana. Dal luglio 2022 la strada ordinaria è un documento elettronico trasmesso al Sistema di Interscambio, che vale anche come integrazione o autofattura. Il codice dipende da cosa hai comprato e da dove arriva.
| Cosa hai comprato | Fornitore | Codice da trasmettere | Valore del documento |
|---|---|---|---|
| Servizi | UE | TD17 | Integrazione |
| Servizi | Extra UE, San Marino, Vaticano | TD17 | Autofattura |
| Beni spediti da un altro Paese UE | UE | TD18 | Integrazione |
| Beni che si trovavano già in Italia | Estero, senza stabile organizzazione | TD19 | Integrazione o autofattura |
| Beni importati da un Paese extra UE | Extra UE | Nessuno: l'IVA si paga in dogana | Bolletta doganale |
Lo stesso invio assolve due obblighi insieme: l'integrazione o l'autofattura ai fini IVA e la comunicazione delle operazioni con l'estero, il vecchio esterometro, prevista dall'articolo 1, comma 3-bis, del D.Lgs. 127/2015. Il termine è il giorno 15 del mese successivo a quello in cui hai ricevuto la fattura o in cui l'operazione è stata effettuata.
Poi il documento si registra due volte: nel registro delle fatture emesse, con l'IVA a debito, e in quello degli acquisti, con l'IVA a credito se l'acquisto è detraibile. Per chi è in regime ordinario l'effetto sulla liquidazione è nullo; l'obbligo di trasmettere il documento resta.
Se il dubbio è fra beni e servizi, o fra TD18 e TD19, l'albero completo è in TD17, TD18 o TD19: come scegliere. La procedura passo per passo, con altri esempi, è nella guida all'autofattura estera.
Due esempi con i numeri
Un servizio da un fornitore UE. Uno studio di Torino paga 49 euro al mese un software di un'azienda irlandese. La fattura di marzo è senza IVA, con la partita IVA italiana dello studio, e arriva il 3 marzo.
- Servizio da fornitore UE: TD17, con valore di integrazione.
- Imponibile 49 euro, IVA al 22 per cento 10,78 euro.
- Data del documento: 3 marzo, il giorno di ricezione.
- Trasmissione al SdI entro il 15 aprile.
Un servizio da un fornitore extra UE, in dollari. Lo stesso studio compra crediti per un servizio cloud statunitense: 120 dollari, fattura senza IVA.
- Servizio da fornitore extra UE: TD17, con valore di autofattura.
- Data del documento: la data di effettuazione dell'operazione, non quella di ricezione.
- Imponibile in euro al cambio di quella data. Con un cambio, a titolo di esempio, di 1,10 dollari per euro: 109,09 euro di imponibile e 24,00 euro di IVA.
- Trasmissione entro il 15 del mese successivo all'effettuazione.
Quale cambio usare e come trattare sabati e festivi è spiegato nella guida al cambio valuta nelle fatture estere.
Quando una fattura senza IVA non va integrata
Beni importati da fuori UE. Se la merce è passata dalla dogana, l'IVA l'hai già pagata con la bolletta doganale. Un'autofattura la conterebbe due volte. Le FAQ dell'Agenzia escludono dalla comunicazione le operazioni «per le quali è stata emessa una bolletta doganale».
Fornitore con stabile organizzazione in Italia. Se il servizio te lo rende la sede italiana del fornitore, la fattura deve arrivare con IVA italiana e il TD17 non si usa: lo dice l'articolo 17, quarto comma, del DPR 633/1972, richiamato dalla guida.
Acquisti che in Italia non sono imponibili. Un servizio che per legge si considera reso all'estero non ha IVA italiana da integrare. La guida chiede comunque di comunicarlo con un TD17 o un TD19 con natura N2.2, salvo gli acquisti fino a 5.000 euro per singola operazione, che l'articolo 1, comma 3-bis, del D.Lgs. 127/2015 esclude dalla comunicazione.
Fornitore in regime transfrontaliero di franchigia. Un piccolo fornitore UE ammesso alla franchigia della direttiva 2020/285 non applica l'IVA, e non la integri nemmeno tu: si trasmette un TD17 o un TD19 con natura N2.2 e regime fiscale RF20, al solo fine della comunicazione.
Quando invece la fattura è sbagliata
Il fornitore UE ha addebitato la sua IVA. Succede quando nel profilo di fatturazione manca la partita IVA o quando il VIES non la conferma: il fornitore non ha prova che tu sia un'impresa e ti fattura come a un privato. L'IVA di un altro Paese non si detrae in Italia. Correggi i dati nel profilo, chiedi la riemissione senza IVA e integra l'IVA italiana sull'imponibile; il caso più frequente, l'IVA irlandese, è raccontato nella guida all'autofattura per Google, Meta, AWS e OpenAI.
In fattura c'è una partita IVA italiana del fornitore. Se è aperta tramite un rappresentante fiscale o con identificazione diretta e la fattura è senza IVA, per l'Agenzia quel documento non ha rilevanza ai fini IVA (risoluzione 89/E del 2010): trasmetti il TD17 o il TD19 indicando l'identificativo estero del fornitore, non quello italiano. Con l'identificativo italiano il SdI scarta il documento con il codice 00473.
Prima di integrare un fornitore che non conosci, conviene sapere come fattura davvero: per Google, Meta, AWS, OpenAI, Microsoft e gli altri più comuni la verifica è nelle schede autofattura per fornitore.
Se sei in regime forfettario
Il forfettario non applica l'IVA sulle proprie vendite, ma sugli acquisti dall'estero in reverse charge è debitore dell'imposta come tutti: integra la fattura, trasmette il TD17, il TD18 o il TD19 e versa l'IVA, che non può detrarre. Per lui la fattura estera senza IVA è un costo in più, di solito del 22 per cento. I conti e i casi tipici sono nella guida all'autofattura per forfettari.
Se l'hai scoperta in ritardo
Una fattura estera rimasta in una casella email per mesi non è una situazione rara. Il documento va trasmesso comunque, e la sanzione si riduce con il ravvedimento operoso: prima lo fai, meno costa.
Come lo gestisce Refattura
Su Refattura carichi il PDF della fattura estera. L'AI ne estrae i fatti: fornitore, paese, partite IVA, importi, se si tratta di beni o servizi. Il codice TD non lo sceglie l'AI: lo decide un albero di regole, sempre uguale a parità di dati, e quando il documento non basta la revisione ti fa una domanda invece di scegliere al posto tuo.
Nei casi a rischio Refattura si ferma invece di indovinare: fornitore italiano, partita IVA italiana con IVA italiana esposta, beni arrivati da fuori UE e quindi già sdoganati. La partita IVA del fornitore viene interrogata sul VIES, il cambio è quello Banca d'Italia alla data che conta e la scadenza è calcolata per ogni fattura. L'autofattura nasce su Fatture in Cloud oppure in XML per il tuo gestionale.
Le prime tre autofatture sono gratuite e non serve la carta di credito: prova Refattura sulle fatture estere di questo mese.
Domande frequenti
Una fattura estera senza IVA è regolare?
Sì, se sei un'impresa o un professionista con partita IVA e l'acquisto è imponibile in Italia. Per il fornitore estero l'operazione è non soggetta o non imponibile, e l'IVA italiana la calcoli tu integrando la fattura o emettendo un'autofattura.
Devo pagare l'IVA su una fattura estera senza IVA?
In regime ordinario la integri a debito e, se l'acquisto è detraibile, la detrai a credito nello stesso periodo: l'effetto sulla liquidazione è nullo, ma il documento va trasmesso lo stesso. In regime forfettario non c'è detrazione, quindi l'IVA integrata va versata.
Entro quando va integrata una fattura estera?
Il TD17, il TD18 o il TD19 va trasmesso al SdI entro il giorno 15 del mese successivo a quello di ricevimento della fattura o di effettuazione dell'operazione. Lo stesso invio vale come integrazione IVA e come comunicazione delle operazioni con l'estero.
Il fornitore UE mi ha addebitato la sua IVA: cosa faccio?
Quella IVA estera non si detrae in Italia. Chiedi al fornitore di riemettere la fattura senza IVA verso la tua partita IVA, che deve risultare valida nel VIES; l'IVA italiana sull'acquisto la integri comunque tu.