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Guide7 min di lettura

Fattura estera con IVA esposta: cosa fare caso per caso

Il fornitore estero ti ha addebitato l'IVA, la sua o quella italiana. A volte è un errore da correggere, a volte una fattura italiana a tutti gli effetti, a volte un'imposta che recuperi solo con il rimborso UE. L'albero dei casi.

Team Refattura

Redazione fiscale Refattura

Aggiornato il

In sintesi

Dipende da chi ha emesso la fattura e da quale IVA c'è. IVA del Paese del fornitore su un servizio: ti ha trattato da privato, quell'IVA non si detrae in Italia e integri comunque l'IVA italiana con il TD17. IVA italiana da una sede o da una società italiana del fornitore: è una fattura italiana, niente autofattura. IVA estera di alberghi, ristoranti e fiere all'estero: non si integra, si chiede il rimborso UE.

Prima di tutto: chi ha emesso la fattura

Una fattura estera senza IVA di solito è corretta, e l'imposta la integri tu: è il caso della fattura estera senza IVA. Quando l'IVA c'è già, la domanda è chi ha emesso il documento e quale imposta ha applicato. Le risposte portano a strade opposte: a volte l'autofattura serve comunque, a volte emetterla vorrebbe dire pagare l'IVA due volte.

Sulla fattura guarda tre cose:

  • Quale IVA: quella del Paese del fornitore, per esempio irlandese o tedesca, oppure quella italiana.
  • Chi la emette: la società estera, una sua sede o una società italiana del gruppo, oppure la società estera con una partita IVA italiana.
  • Cosa hai comprato e dove: un servizio che usi in Italia, beni spediti da un altro Paese, oppure un albergo, un pasto o una fiera all'estero.

Un equivoco frequente riguarda la «fattura estera con partita IVA italiana». Se la partita IVA italiana è la tua, nel blocco del cliente, sei nella situazione normale: è proprio quel numero che permette al fornitore di non applicare l'IVA. Se invece è del fornitore, sei nel caso 2 o nel caso 3 qui sotto.

L'albero dei casi

Cosa trovi in fatturaPerchéCosa fai
1. IVA del Paese del fornitore su un servizioTi ha trattato da privatoChiedi la riemissione e integri comunque l'IVA con il TD17
2. Partita IVA italiana di un fornitore senza sede in ItaliaL'IVA spetta comunque a teTD17 o TD19 con l'identificativo estero
3. IVA italiana dalla stabile organizzazione in ItaliaOpera la sede italianaFattura italiana, nessuna autofattura
4. IVA italiana da una società italiana del gruppoIl fornitore è italianoFattura italiana, nessuna autofattura
5. IVA estera su albergo, ristorante, fiera all'esteroL'operazione è avvenuta all'esteroNon integri, chiedi il rimborso UE
6. IVA del venditore o IVA italiana su un acquisto online o digitaleTi ha trattato da consumatorePartita IVA valida nel profilo prima del prossimo ordine

Le norme citate sono quelle in vigore nel 2026. Dal 1° gennaio 2027 le disposizioni del DPR 633/1972 sono riordinate nel Testo unico IVA, il D.Lgs. 10/2026.

Caso 1: il fornitore UE ha applicato la sua IVA

Succede quando nel profilo di fatturazione manca la partita IVA o il VIES non la conferma: senza quella prova il fornitore ti fattura come a un privato, con l'IVA del suo Paese. Capita, per esempio, con una consulenza o un servizio professionale comprati da un fornitore di un altro Stato UE.

Per i servizi l'Agenzia delle Entrate ha già risposto. Nella circolare 28/E del 2011 esamina un committente italiano che riceve una fattura con IVA olandese per un servizio imponibile in Italia, e conclude che il committente «deve procedere all'applicazione del reverse charge». In pratica:

  • L'IVA estera non entra nella tua liquidazione e non si detrae in Italia. La chiedi indietro al fornitore, con una nota di credito e una fattura riemessa verso la tua partita IVA.
  • L'IVA italiana la integri con il TD17, sull'imponibile indicato in fattura, come per qualunque servizio da un fornitore UE: data di ricezione e trasmissione al SdI entro il 15 del mese successivo.

Un esempio. Una consulenza di uno studio irlandese da 1.000 euro arriva con 230 euro di IVA irlandese, l'aliquota ordinaria in Irlanda. Trasmetti un TD17 con imponibile 1.000 euro e IVA italiana di 220 euro; i 230 euro li chiedi al fornitore. Se sei in regime forfettario l'errore costa due volte: l'IVA estera resta pagata finché il fornitore non la restituisce, e l'IVA italiana integrata la versi senza detrarla; i conti sono nella guida all'autofattura per forfettari.

Per i beni conta il momento dell'ordine. Una vendita intracomunitaria è senza IVA solo se il cliente ha comunicato al venditore una partita IVA iscritta nel VIES: lo prevede l'articolo 138 della direttiva IVA, recepito in Italia dall'articolo 41, comma 2-ter, del DL 331/1993, e l'Agenzia, nella risposta a interpello 230 del 2023, ne ha confermato il valore sostanziale. Senza quel numero al momento della vendita il venditore applica la sua IVA. Con il numero, l'acquisto è intracomunitario e lo integri con il TD18.

Caso 2: il fornitore ha una partita IVA italiana

Molti fornitori esteri hanno una partita IVA italiana, aperta tramite un rappresentante fiscale o con identificazione diretta (articolo 35-ter del DPR 633/1972). Non cambia chi paga l'IVA. Per la risoluzione 89/E del 2010, sulle operazioni rese in Italia da un soggetto non stabilito a un'impresa o a un professionista stabilito in Italia l'imposta la assolve il cliente in reverse charge, anche se il fornitore è identificato in Italia. Il fornitore non è tenuto a fatturare con il numero italiano, e un documento emesso così, per la guida dell'Agenzia, non ha rilevanza ai fini IVA.

  • Fattura senza IVA. Trasmetti il TD17 per i servizi o il TD19 per i beni che si trovano già in Italia, con l'identificativo estero del fornitore nel blocco del cedente. Con la partita IVA italiana il SdI scarta il documento: è il codice 00473.
  • Fattura con IVA italiana. Il fornitore ha sbagliato: doveva fatturare senza IVA. La strada pulita è una nota di variazione del fornitore che storna l'IVA e il tuo TD17 o TD19: la circolare 16/E del 2017 ricorda che le parti possono sempre regolarizzare nei termini di legge senza incorrere in sanzioni.
  • Se la regolarizzazione non avviene e il fornitore ha registrato e versato l'imposta, si applica l'articolo 6, comma 9-bis1, del D.Lgs. 471/1997: non devi assolvere l'IVA una seconda volta, conservi la detrazione, ed è prevista a tuo carico una sanzione fissa da 250 a 10.000 euro, una per liquidazione e per fornitore, di cui il fornitore risponde in solido. La regola non vale se c'è un intento di frode di cui sei consapevole.
  • Fattura cartacea con IVA italiana. Per comunicare l'operazione la guida dell'Agenzia prevede il TD28, con i dati del soggetto estero e non della sua posizione italiana.

Casi 3 e 4: sede o società italiana del fornitore

Qui l'IVA italiana è corretta. Per l'articolo 17, quarto comma, del DPR 633/1972, il reverse charge non si applica alle operazioni rese tramite una stabile organizzazione in Italia: la sede italiana fattura con IVA come un fornitore italiano, e la guida dell'Agenzia precisa che il TD17 non va usato. Lo stesso esito vale quando a fatturare è una società italiana del gruppo.

È la situazione di diversi servizi che sembrano esteri:

  • AWS: dal 1° luglio 2018 gli account italiani sono fatturati dalla succursale italiana di AWS EMEA SARL, con IVA italiana, salvo alcuni servizi venduti da entità statunitensi.
  • Google Workspace: Google Cloud Italy S.r.l., con IVA al 22 per cento.
  • Microsoft 365 e Azure: Microsoft Srl dal 1° marzo 2024.

Su queste fatture l'autofattura non va emessa: conterebbe l'imposta due volte. Le registri come un acquisto da un fornitore italiano. Google Ads e le altre big tech sono nella guida all'autofattura per Google, Meta, AWS e OpenAI.

Caso 5: IVA pagata all'estero per un servizio goduto lì

Albergo a Berlino, cena a Parigi, pieno di carburante in Austria, biglietto per una fiera a Francoforte. Per gli articoli 7-bis, 7-quater e 7-quinquies del DPR 633/1972 l'albergo si tassa dove si trova l'immobile, la ristorazione dove è eseguita, l'accesso a una fiera dove si svolge, i beni dove si trovano. Fatte all'estero, non sono operazioni italiane: l'IVA del Paese in cui sei stato è dovuta.

Non la integri e non la detrai in Italia. Se il Paese è nell'Unione, la recuperi con il rimborso dell'IVA assolta in altri Stati membri, previsto dall'articolo 38-bis1 del DPR 633/1972 e dalla direttiva 2008/9/CE:

  • la domanda si presenta all'Agenzia delle Entrate solo con i servizi telematici, Entratel o Fisconline, e l'Agenzia la inoltra allo Stato che rimborsa;
  • il termine è il 30 settembre dell'anno solare successivo;
  • importi e periodicità seguono i limiti fissati dallo Stato che rimborsa;
  • la domanda non viene inoltrata se nel periodo hai effettuato solo operazioni esenti o non soggette che non danno diritto alla detrazione.

Resta la comunicazione delle operazioni con l'estero: gli acquisti non rilevanti in Italia fino a 5.000 euro per singola operazione ne sono esclusi, sopra quella cifra si trasmette un TD17 o un TD19 con natura N2.2.

Caso 6: acquisti online e servizi digitali fatturati come a un privato

Un ordine su un e-commerce di un altro Paese UE, o un abbonamento a un servizio digitale, può arrivare con l'IVA del venditore oppure con l'IVA italiana. In entrambi i casi sei stato trattato da consumatore. Le vendite a distanza intracomunitarie sono quelle verso privati e verso chi non è tenuto a pagare l'IVA sugli acquisti intracomunitari (articolo 38-bis del DL 331/1993), e lo sportello OSS è il canale con cui il venditore dichiara e versa l'IVA dovuta negli altri Stati sulle operazioni verso consumatori finali.

Per i servizi digitali il meccanismo è lo stesso: LinkedIn scrive che, senza una partita IVA valida, applica l'IVA del Paese del cliente. Se una fattura di ChatGPT o di un altro servizio digitale arriva da una società estera con l'IVA al 22 per cento, sei in questo caso.

Per i prossimi acquisti la soluzione è una partita IVA valida nel profilo prima dell'ordine. Per le fatture già emesse decide la politica del fornitore: Adobe applica la partita IVA solo alle fatture successive, Figma rimborsa l'IVA entro 30 giorni dall'emissione, OpenAI dichiara che le fatture già emesse non vengono aggiornate.

Come si registra, in sintesi

  • Integrazione o autofattura (casi 1 e 2): il TD17, il TD18 o il TD19 si annota sia nel registro delle fatture emesse sia in quello degli acquisti. L'IVA italiana va a debito e, se l'acquisto è detraibile, a credito.
  • IVA estera (casi 1 e 5): non entra nella liquidazione italiana. Nel caso 1 la chiedi al fornitore, nel caso 5 con il rimborso UE.
  • IVA italiana addebitata per errore e non regolarizzata (caso 2): detrazione salva e sanzione fissa.
  • Fattura italiana (casi 3 e 4): registro degli acquisti, con la detrazione secondo le regole ordinarie.

Per scegliere fra TD17, TD18 e TD19 c'è l'albero completo; il meccanismo di fondo è nella guida al reverse charge IVA.

Come evitare il problema

  • Partita IVA nel profilo di fatturazione di ogni servizio, prima del primo addebito: molti fornitori non correggono le fatture già emesse.
  • Iscrizione al VIES. Per l'Agenzia, chi effettua operazioni intracomunitarie deve essere incluso nell'archivio VIES. L'inclusione si chiede con i servizi telematici dell'Agenzia, anche tramite un intermediario, e si verifica con il controllo delle partite IVA comunitarie della Commissione europea.
  • Account collegati. Su AWS gli account collegati non ereditano la partita IVA dell'account pagante: va inserita su ciascuno.
  • Intestazione della fattura. Conta l'entità che emette il documento, non il marchio: la verifica per i fornitori più comuni è nelle schede autofattura per fornitore.

Come lo gestisce Refattura

Su Refattura carichi il PDF della fattura estera. L'AI ne estrae i fatti, comprese tutte le partite IVA presenti nel documento e l'eventuale IVA italiana applicata; il codice TD lo decide un albero di regole, descritto nelle regole fiscali.

Davanti a un fornitore italiano, o a una fattura con la partita IVA italiana del fornitore e l'IVA italiana esposta, Refattura si ferma con il motivo invece di proporre un'autofattura, e una fattura bloccata non può partire. La partita IVA del fornitore viene interrogata sul VIES: se non risulta, l'invio resta fermo finché non la verifichi o scegli di procedere scrivendo una motivazione, che resta tracciata. L'autofattura nasce su Fatture in Cloud oppure in XML per il tuo gestionale.

Le prime tre autofatture sono gratuite e non serve la carta di credito: carica le fatture estere di questo mese e scopri quali vanno integrate.

Domande frequenti

Il fornitore UE mi ha addebitato la sua IVA: devo fare comunque l’autofattura?

Sui servizi sì. Con la circolare 28/E del 2011 l'Agenzia delle Entrate ha chiarito che il committente italiano che riceve una fattura con l'IVA di un altro Paese, per un servizio imponibile in Italia, deve applicare il reverse charge. Integri l'IVA italiana con il TD17 sull'imponibile della fattura e chiedi al fornitore la restituzione dell'IVA estera, che in Italia non si detrae.

Una fattura estera con partita IVA italiana del fornitore è una fattura italiana?

Solo se l'operazione passa da una stabile organizzazione del fornitore in Italia: allora la fattura con IVA italiana è corretta e l'autofattura non serve. Se la partita IVA italiana è aperta con un rappresentante fiscale o con identificazione diretta, l'IVA la assolvi comunque tu in reverse charge (risoluzione 89/E del 2010), con il TD17 o il TD19 e l'identificativo estero del fornitore.

Il fornitore con rappresentante fiscale mi ha addebitato IVA italiana: cosa succede?

Il fornitore avrebbe dovuto fatturare senza IVA. Se ha registrato e versato l'imposta, l'articolo 6, comma 9-bis1, del D.Lgs. 471/1997 ti esonera dal regolarizzare e ti lascia la detrazione, ma prevede una sanzione fissa da 250 a 10.000 euro, di cui il fornitore risponde in solido. Regolarizzando l'operazione nei termini di legge la sanzione non si applica.

Come recupero l’IVA pagata in un albergo o a una fiera in un altro Paese UE?

Con la richiesta di rimborso dell'IVA assolta in altri Stati membri, prevista dall'articolo 38-bis1 del DPR 633/1972. Si presenta solo con i servizi telematici dell'Agenzia delle Entrate, entro il 30 settembre dell'anno successivo, e il rimborso segue i limiti fissati dallo Stato che rimborsa. Quell'IVA non si integra e non entra nella liquidazione italiana.

AWS e Google Workspace fatturano con IVA italiana: serve l’autofattura?

No. AWS fattura gli account italiani dalla succursale italiana di AWS EMEA SARL e Google Workspace da Google Cloud Italy S.r.l., entrambe con IVA italiana: sono acquisti interni, e un'autofattura conterebbe l'imposta due volte. Fanno eccezione alcuni servizi AWS venduti da entità statunitensi.

Fonti

  • fattura estera
  • IVA estera
  • reverse charge
  • partita IVA italiana
  • rimborso IVA UE

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